giovedì 1 maggio 2008

10 PROPOSTE IN MATERIA DI AMBIENTE, ENERGIA E GOVERNO DEL TERRITORIO

di Giovanni De Pascalis

1 – Piano energetico

E' necessario ed urgente elaborare ed adottare un Piano strategico nazionale dell'energia e dei trasporti. In questa materia il popolo italiano si è espresso nel 1987 attraverso un referendum popolare. Oggi, esplosa l'emergenza ambientale, demografica, alimentare ed energetica mondiale non si può accettare che a decidere tutto siano unicamente il Governo e il Parlamento. Occorre organizzare e realizzare un procedimento di democrazia partecipata, quindi un processo di partecipazione civile che permetta a un gran numero di diversi soggetti di esprimere la propria opinione: associazioni ambientaliste e dei consumatori, centri di ricerca e università, partiti politici, sindacati e associazioni di categoria, mass media, Regioni e Comuni più popolosi, ecc. Ciò significa che deve aprirsi da subito un grande dibattito nazionale su questi temi fondamentali. Il Piano strategico nazionale dovrà essere articolato in Piani settoriali e dovrà in particolare indicare le fonti energetiche che abbiano prospettive insieme di sostenibilità e di non marginalità, quindi da considerarsi strategiche per il nostro futuro, meritevoli, quindi, di essere espressamente incentivate attraverso misure di politica economica.

2 – Abolizione del sistema dei Certificati verdi e della relativa borsa

Il sistema dei Certificati verdi (inventato dall'allora ministro Pierluigi Bersani nel 1999) il cui fine istituzionale sarebbe quello di incentivare economicamente l'energia elettrica prodotta attraverso le energie rinnovabili, ha in realtà dal 1999 ad oggi indirizzato quasi esclusivamente sull'energia eolica tradizionale (torri eoliche d'acciaio alte 100 metri) una quantità enorme ed assolutamente ingiustificata di finanziamenti pubblici, determinando una corsa al business degli aerogeneratori d'acciaio in larga parte selvaggia e speculativa, con relativo assalto alle montagne, alle colline, agli altopiani, ecc. Questo sistema va dunque abolito e sostituito con il sistema ben più razionale e trasparente del conto energia (adottato, com'è noto, sia in Germania che in Spagna) attraverso il quale lo Stato stabilisce, se lo ritiene necessario, un prezzo "politico" incentivante del chilowattora prodotto da una determinata fonte energetica che si intenda promuovere. Tale prezzo politico può essere modificato di anno in anno (naturalmente la modifica deve valere soltanto per gli impianti ancora non realizzati, perché gli impianti già realizzati devono godere per almeno 15 anni del prezzo politico in vigore al momento della realizzazione dell'impianto stesso, senza modifiche, quindi) sulla base dell'evoluzione tecnologica e industriale. Il "conto energia" di modello tedesco permette quindi allo Stato di indicare in modo assolutamente pubblico, chiaro,trasparente in che misura – di più, di meno, ecc. – intende incentivare una determinata tecnologia energetica finalizzata alla produzione di energia elettrica.

3 – Inasprimento della tassazione sui trasporti maggiormente inquinanti

Abolizione delle esenzioni fiscali per il combustibile utilizzato dagli aerei e realizzazione di un sistema di tassazione fortemente progressivo sia sui viaggi aerei, in rapporto alla brevità del percorso, per tratte inferiori ai 900 chilometri (esclusi i collegamenti con le isole e con la Calabria), sia sulla proprietà degli autoveicoli, in rapporto al peso dell'autoveicolo stesso e al suo tasso di emissione inquinante (grammi di CO2 per chilometro percorso). Per esempio: se inquini uno sei tassato uno, se inquini due sei tassato tre, se inquini tre sei tassato sei. In particolare, rispetto alla questione del trasporto aereo, è evidente, per esempio, che l'intensissimo traffico aereo tra Roma e Milano, tra Roma e Torino, tra Roma e Venezia, ecc. è da condannare come insensato se è vero, come è vero, che l'Italia fin dal 1998 ha firmato il Trattato di Kyoto, impegnandosi in uno sforzo di riduzione delle emissioni di CO2, ma in realtà si è invece successivamente mossa in direzione esattamente opposta, aumentando del 13% circa le emissioni inquinanti invece di ridurle del 6,5%. Per cui tra Roma e il nord Italia si dovrebbe assolutamente preferire il trasporto ferroviario a quello aereo, molto più inquinante.

4 – Piano per la diffusione massiccia dell'energia solare termica e della coibentazione degli edifici

L'installazione di impianti per l'energia solare termica, per la realizzazione di misure avanzate di coibentazione degli edifici, per la realizzazione di pompe di calore ad alta efficienza, ecc. costituiscono uno dei modi più semplici per realizzare un importante ed assai significativo risparmio energetico. La deduzione fiscale relativa al costo di tali investimenti potrebbe essere portata fino al 65 per cento.

5 – Piano per i parcheggi di scambio, il decollo della mobilità elettrica e l'orientamento dell'energia elettrica fotovoltaica in direzione dell'alimentazione dei veicoli elettrici o ibridi

Gli autoveicoli a propulsione ibrida seriale dovrebbero godere di un notevole sconto fiscale, quelli totalmente elettrici dovrebbero godere di zero tassa di proprietà e zero IVA. Si dovrebbe stabilire un consistente contributo economico pubblico ad ogni cittadino che scelga di acquistare autoveicoli o ciclomotori elettrici. Si dovrebbe inoltre stabilire che tutti gli impianti commerciali di vendita di carburante per autoveicoli debbano avere una copertura di pannelli fotovoltaici e così anche tutti i parcheggi di scambio. Tutti i parcheggi pubblici devono inoltre essere attrezzati con distributori di elettricità a prezzi stabilizzati e politicamente controllati. Il prezzo dell'energia elettrica per la ricarica di veicoli elettrici o ibridi dovrebbe essere controllato dallo Stato in modo tale che possa essere garantita una stabilità del prezzo sul lungo periodo. Considerando invece che il prezzo di benzina e gasolio è destinato ad aumentare costantemente è evidente che si verrebbe a creare un potente incentivo, anche psicologico, in direzione dell'investimento in veicoli a propulsione elettrica o ibrida. L'investimento - e i relativi contributi pubblici - in favore del solare fotovoltaico dovrebbero inoltre essere indirizzati a favorire l'alimentazione dei veicoli elettrici o ibridi. In tal modo si verrebbe a creare una sinergia tra i vantaggi ambientali derivanti dalla produzione di energia elettrica da fonte solare e vantaggi ambientali, in termini di maggiore efficienza energetica e di minori emissioni di gas a effetto serra, di nano-polveri e di emissioni inquinanti in genere, derivanti dalla mobilità elettrica.

6 – Piano per il trasporto pubblico e per il trasporto ciclabile

In tutte le grandi e medie città italiane il trasporto pubblico deve essere quanto meno raddoppiato rispetto ad oggi. Si deve puntare ad incrementare e potenziare tutti i mezzi di trasporto pubblico: metropolitane sotterranee nelle maggiori città italiane, ferrovie metropolitane di superficie (liberando il più possibile dal traffico merci i binari interni alle aree urbane, come, per esempio, a Roma, a Napoli, a Firenze), tramvie e altre cosiddette light railways, autobus sia grandi che medio-piccoli, taxi collettivi, ecc. Le piste ciclabili devono essere fortemente potenziate ovunque. Lo Stato devemettere a disposizione dei Comuni gli stanziamenti finanziari necessari, vincolando però l'uso di tali pubblici danari alla realizzazione di tali investimenti. Il trasporto pubblico locale deve essere realmente liberalizzato, realizzando una effettiva situazione di mercato.

7 – Urbanistica e territorio

Considerando la folle, insensata cementificazione dei suoli agricoli realizzata in Italia negli ultimi 40 anni, al di fuori di ogni serio criterio di pianificazione territoriale e di rispetto dell'ambiente naturale, e la devastazione paesaggistica che ne è la conseguenza, considerando dunque, anche, che la Costituzione è stata scandalosamente violata (l'art. 9 proclama infatti solennemente che "la Repubblica tutela il paesaggio") occorre oggi una svolta radicale: occorre riconoscere e tutelare come rurale una porzione molto ampia del territorio italiano. In tale territorio, salvo eccezioni (come ospedali, impianti militari, linee ferroviarie, ecc.) non deve essere consentita alcuna ulteriore edificazione. Ciascuna Regione dovrà perimetrare la parte del proprio territorio da considerarsi rurale: la superficie di tale territorio dovrà essere pari ad almeno il 90% della superficie totale (in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna si potrebbe scendere all'85%). Tale perimetrazione dovrebbe essere realizzata sulla base di una logica che – tenendo conto ovviamente dei tracciati dei principali corridoi di trasporto e comunicazione, quindi autostrade, superstrade, ferrovie, delle grandi e medie aree metropolitane e delle principali aree industriali già esistenti – porti quanto più possibile a circoscrivere aree omogenee dal punto di vista geografico, paesistico ed urbanistico e comunque di estensione molto ampia: dell'ordine delle centinaia di chilometri quadrati (più che delle decine). Dovrebbe quindi essere espressamente vietata, com'è d'altra parte ovvio, ogni perimetrazione a "macchia di leopardo", tendente ad eludere, furbescamente, la finalità di effettiva tutela ambientale e paesistica della presente proposta.

8 - Rottamazione edilizia

In Italia la superficie totale artificializzata – cioè asfaltata o cementificata o sormontata da edifici – è arrivata ad una percentuale del 5-6 per cento della superficie totale del territorio italiano. Tale dato, assolutamente sorprendente e tale da destare un altissimo allarme, non può che indurre a considerare ormai necessaria una vera e propria rivoluzione nel campo del governo del territorio, quindi della pianificazione territoriale e urbanistica. In linea generale non si può più accettare che nuove edificazioni continuino ad aggiungersi a tutte le edificazioni già costruite. Ovvero, non si può più accettare che il suolo agricolo continui ad essere consumato, cementificato, artificializzato. Dobbiamo dunque stabilire che, in linea generale, salvo eccezioni, si possano d'ora in poi costruire solo edifici che vadano a sostituire altri edifici da rottamare, ovvero demolire. Lo Stao, in accordo con le Regioni dovrebbe dunque varare un Piano nazionale di rottamazione edilizia e ridisegno urbanistico del territorio, con caratteristiche di project financing (intervento economico pubblico/privato). Le implicazioni di una tale proposta sono chiaramente enormi: sia sul piano economico che strettamente ambientale e culturale. A questo fine lo Stato dovrebbe stanziare una cifra intorno a 4 miliardi di euro l'anno, che potrebbe costituire il 33% dell'investimento complessivo necessario per dare consistenza ad un programma nazionale di tale natura e finalità.

9 – Completamento del sistema complessivo dei Parchi nazionali e regionali

Molti Parchi nazionali e regionali hanno perimetri inaccettabili, perché caratterizzati da buchi che non hanno alcuna logica se non quella di permettere, nelle relative aree di alta valenza ambientale e paesistica, attività di caccia o di escavazione di cave o di edificazioni, ecc. Una tale situazione va finalmente superata. La superficie totale di tutti i Parchi nazionali e regionali dovrebbe raggiungere una quota pari ad almeno il 15 per cento della superficie territoriale totale italiana (oggi è pari al 10 per cento).

10 – Ciclo dei rifiuti

Adottare il modello tedesco, quale realizzato in Germania, per decisione del Governo Koln, a partire dall'inizio degli anni Novanta

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