lunedì 25 agosto 2008
Lanfranco Turci per “Le nuove ragioni del socialismo”agosto 2008
Anche al netto della cinica utilizzazione della legge elettorale in chiave bipartitica, non vi è alcun dubbio che l’ipotesi di Costituente socialista come lancio di un Partito socialista a vocazione maggioritaria sia definitivamente naufragata il 13 e 14 aprile. Né il successivo congresso costitutivo del Ps è riuscito ad andare oltre una certa dialettica fra il continuismo del corpo burocratico del vecchio SDI(riconfermatosi maggioritario) e altre anime insofferenti del vecchio andazzo,più marcatamente autonomiste nei confronti del PD e innervate da una cultura liberalsocialista,quasi del tutto assente nello SDI degli ultimi anni e presente in modo erratico negli ex DS confluiti nel PD.Dunque siamo ancora a misurarci con il che fare,mentre l’avvicinarsi delle elezioni europee e amministrative fanno precipitare i tempi delle decisioni che non potranno essere assunte come se il PS fosse il robusto erede del vecchio PSI , ma dovranno guardare all’ intero arco terremotato della sinistra ed in particolare misurarsi con l’anomalia europea del PD e il suo evidente impasse attuale.Come e se il PD uscirà da questa situazione è l’interrogativo che condiziona l’azione di tutti i soggetti della sinistra :dal PS alla Sinistra Democratica,dai radicali e i liberaldemocratici fino all’ala revisionista dei comunisti e a quella più di governo degli ambientalisti.Il baricentro della crisi è dunque nel PD,che per un verso si è costituito come un partito non socialista,ma per l’altro impedisce la costituzione di un consistente partito del socialismo europeo..Di fronte a questo dilemma c’è una lettura che vede il PD come un edificio costruito contro la legge di gravità,perché privo di una cultura politica unificante.Da qui l’idea che l’assetto della sinistra italiana sia tutt’altro che stabilizzato e che la faglia che attraversa il PD possa fare emergere una ricomposizione delle forze riformiste di sinistra attorno a un progetto socialista ,auspicabilmente liberalsocialista, capace di coniugare in modo aggiornato libertà e giustizia sociale,merito e solidarietà,rinnovamento della politica e responsabilità.Se si pensa che questa crisi possa svilupparsi in tempi brevi e anche in modo traumatico (la collocazione nel Parlamento europeo?la scelte di politica bioetica?le politiche di modernizzazione della scuola e della P.A?le politiche del lavoro alla Ichino?il federalismo fiscale e la lotta alla politica clientelare?)allora si giustifica una netta collocazione all’esterno del PD,con l’obiettivo di accentuarne le contraddizioni e di sparigliare i suoi rapporti con l’UDC e con il governo attraverso un autonomismo corsaro e disinibito.Questa è la posizione sostenuta dalla mozione di minoranza del congresso di Montecatini.Una mozione consapevole delle limitate forze del PSe che perciò non ha mai proposto il PS come il baricentro,bensì come lievito e sollecitazione di questo processo.In coerenza con questa prospettiva le scelte elettorali non potrebbero che escludere una eventuale ospitalità nelle liste europee del PD,a meno di una sua esplicita opzione per il PSE.Così pure si dovrebbe optare per una piena libertà dal vincolo di alleanza col PD in quelle amministrazioni locali dove più si avverte il peso di gestioni inadeguate,o autoreferenziali o compromesse coi poteri forti del territorio privilegiando in alternativa alleanze e liste autonome con altre formazioni di sinistra e civiche locali, per tentare di modificare gli equilibri esistenti e indurre nuove dinamiche nello stesso PD.Esiste ovviamente una soluzione alternativa per i socialisti , se si pensa, legittimamente,che il PD sia tuttora una sorta di arcipelago mobile,il cui disegno è ancora in via di definizione,con una dinamica aperta in più direzioni:da un moderno partito di centro che guarda a sinistra fino a un partito a prevalenza e a direzione socialista.In quest’ottica si giustificherebbe una opzione strategica di adesione al PD,insieme ad altre forze di sinistra laiche e liberali ,con l’esplicito appello a una comune battaglia politica a tutte le componenti che nel PD non si accontentano della mitica Isidora di Veltroni,né della Cosa 3 cui sembra guardare D’Alema e neppure vogliono tornare al bipolarismo coatto cui anche lo SDI è rimasto troppo a lungo legato. In questa prospettiva le scelte elettorali del PS si dovrebbero orientare in altra direzione chiedendo l’ospitalità nelle liste europee del PD e accordi generalizzati con quel partito nelle amministrative.Questa sembra nei fatti essere proprio la direzione elettorale cui si sta orientando la maggioranza del PS. .Ma se davvero vuole seguire questa strada il PS dovrebbe dare una dignità strategica a questa scelta, andando oltre le ambiguità della mozione di maggioranza,che si è limitata a ribadire al recente congresso di Montecatini l’autonomia del PS,salvo proporne il ruolo di alleato speciale del PD,una volta che questi si sia liberato dei condizionamenti di Di Pietro.Troppo poco per definire una strategia e una vera ragion d’essere.Troppo poco per non pensare a una ennesima manovra di sopravvivenza,a una ennesima variante delle tattiche usate dallo SDI negli anni passati per contrattare lo spazio della sua piccola frazione di ceto politico-amministrativo, identificata sotto la bandiera socialista,ma rinunciataria sul piano delle idee e della strategia politica e perfettamente omologata alla prassi che ha alimentato l’antipolitica e le polemiche sulla “casta”.Chi intende scegliere questo corno del dilemma ha il dovere di esplicitarlo e di spiegare perché e a quali condizioni vale la pena di rimescolare le ultime carte socialiste nell’arcipelago PD,cercando dichiaratamente le affinità politico culturali e le condizioni statutarie e organizzative che consentano di spostare gli equilibri in quel partito e di giocarvi un vero ruolo politico.Insomma bisogna avere l’ambizione di investire politicamente le residue risorse socialiste in una direzione o in un’altra, senza indulgere alla tentazione di far sopravvivere il poco rimasto sotto il manto consolatorio del rimpianto per tempi che non torneranno mai più.
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